
Un po’ di giorni fa con alcune conoscenze virtuali abbiamo intavolato con molto fervore una discussione sul matrimonio, anzi sulla necessità o meno di sposarsi per chi non è credente e quindi non sceglierà mai il rito religioso… Da qui si è passati ad un confronto sul perché la convivenza non viene parificata per diritti al matrimonio civile e tutti gli annessi e connessi.
Io non sono religiosa, ho convissuto per 5 anni, e con la mia metà siamo giunti al matrimonio civile quando abbiamo deciso di aumentare la famiglia; perchè questa decisione? Convivendo noi vivevamo già al 100 % la condizione di chi si sposa, e non sentendo la necessità di santificare la nostra unione davanti ad un qualsiasi Dio avremmo potuto continuare così ad eternam. Il nostro rapporto non necessitava certamente di un contratto perchè vive sulla base del sentimento che ci unisce, il contratto e la tutela legale che ne consegue si rendono necessari a causa delle leggi dello Stato nel quale viviamo, per il quale purtroppo una coppia di fatto non ha gli stessi diritti di una coppia legalmente sposata (per legalmente si intende quindi sposata per lo Stato, indipendentemente dal sacramento religioso). Ricordo ancora quando lui doveva presentare fior di autocertificazioni per farmi rientrare nella tutela assicurativa o per altri motivi, dichiarando che io per avere questi diritti dovevo fregiarmi del titolo di "CONVIVENTE MORE UXORIO" dal maggio 1992. Fastidiosetto non tanto per la definizione ma per il concetto che ci sta dietro: se tu non risulti "moglie" è come se non contassi nulla.
E finchè eravamo soltanto noi due poteva anche passare; un domani avremmo fatto testamento e avremmo messo in atto tutti quei meccanismi necessari affinchè ognuno dei due alla morte (facendo corna) dell'altro, non si sentisse usurpato dei diritti di chi ha condiviso una vita, una casa, i propri averi e tutto ciò che di materiale e non la convivenza concerne.
Ma quando si vogliono i figli le cose si complicano, perchè la responsabilità delle scelte degli adulti un domani ricadono su di loro; conosco coppie che hanno avuto figli senza sposarsi, umanamente sono d'accordissimo con loro perchè non è MORALMENTE ACCETTABILE che chi vuole vivere la propria vita di coppia senza formalizzare un contratto, sia invece costretto a farlo per questioni legali. Per permettere questa scelta in tutta tranquillità bisogna avere delle leggi che lo consentano senza rimetterci nulla, cosa che in Italia si è fatta a passettini negli ultimi anni ma che non è ancora a livello ideale. Le stesse coppie che ho conosciuto però, nel momento della separazione, hanno visto (soprattutto dalla parte della mamma e del figlio) negarsi tutti i diritti, non potendo usufruire pienamente degli assegni di mantenimento o degli alimenti. Se poi si verificavano situazioni in cui lui aveva già figli nati da un precedente matrimonio, la differenza tra il trattamento riservato ai cosiddetti figli “legittimi” e quelli “naturali” (già la differenza di definizione mi fa rabbrividire) era ancora più marcata.